THE EVENT

Enrico Azzano, www.quinlan.it, 11.09.2015

Il cinema umanista e rigoroso di Sergei Loznitsa prova a raccontare la Storia dalle piazze, tra la folla. Il protagonista è il popolo, nel senso fisico di massa, di corpo unico che si muove per difendersi, per opporsi, per resistere. Realizzato con materiale girato nel 1991, The Event prosegue il prezioso lavoro di documentazione di Loznitsa, che osserva la Storia da un punto di vista diametralmente opposto rispetto a Francofonia e a Sokurov.

Il lago dei cigni

Nell’agosto del 1991 un colpo di stato (noto come il Putsch) organizzato da un gruppo di comunisti intransigenti fallì, ma portò a conclusione il potere sovietico che durava da settant’anni. L’URSS crollò subito dopo e sul Cremlino cominciò a sventolare il tricolore della sovrana Federazione Russa. Mentre il presidente Gorbacëv era in mano ai golpisti, la televisione e la radio statali, controllate dai putschisti, trasmisero il Lago dei cigni di Čajkovskij invece dei notiziari, e mentre folle di oppositori si radunavano intorno alla Casa Bianca di Mosca per prepararsi a difendere la sede dell’opposizione democratica guidata da Boris Eltsin, a Leningrado migliaia di persone confuse, impaurite, eccitate e disperate si riversarono in strada per partecipare all’evento che avrebbe cambiato loro la vita. Ventiquattro anni dopo, Loznitsa rivisita quei drammatici momenti per analizzare l’avvenimento che in tutto il mondo fu salutato come la nascita della “democrazia russa”… [sinossi]

Il silenzio degli organi di informazione, riempito dalle note del Lago dei cigni di Čajkovskij, non può arrestare il passaparola della gente, dei singoli, della folla. Le notizie e le idee si diffondono febbrilmente, si propagano dai palchi improvvisati, scavalcano trincee di fortuna. Volti, parole, discorsi, tensione, speranze e paure. Il cinema umanista e rigoroso di Sergei Loznitsa (Anime nella nebbia, Maidan) prova a raccontare la Storia muovendosi tra la folla, nelle piazze, a stretto contatto con le persone. Il protagonista di The Event (Sobytie) è il popolo, nel senso fisico di massa, di corpo unico che si muove per difendersi, per opporsi, per resistere.

Realizzato con materiale girato nel 1991, The Event prosegue il prezioso lavoro di ricostruzione e documentazione di Loznitsa, osservando la Storia da un punto di vista diametralmente opposto rispetto a Francofonia e a Sokurov, alla sua magnetica attrazione per le figure storiche rilevanti, per i “grandi uomini”. L’atto politico/storico di Loznitsa è chiaro, coerente: la macchina da presa e le sue inquadrature scelgono una parte, una verità, una distanza, riallacciandosi al lavoro con i materiali d’archivio di Blokada (2006) e alle scelte estetiche e narrative/cronachistiche del recente Maidan (2014). L’indagine retrospettiva di The Event si scrolla di dosso le scorie della propaganda, lasciando alle immagini e alle dinamiche della piazza interpretazioni e (ri)letture. Ogni inquadratura è un atto politico.

The Event e Maidan, poderoso documento visivo e sonoro che cattura il farsi e il divenire degli avvenimenti della piazza di Kiev, ci restituiscono la circolarità degli eventi, le connessioni tra il passato, il presente e il possibile futuro. Un dittico estetico/politico. I movimenti di piazza, la gente di ieri (The Event) e di oggi (Maidan), sono una costante degli ultimi decenni del colosso russo: ma quali sono i risultati di questi movimenti? Oggi possiamo rileggere gli eventi di San Pietroburgo, allora Leningrado. E, fino al 1924, Pietrogrado. Anche nei nomi possiamo scorgere i cambiamenti di facciata: Pietrogrado, Leningrado, San Pietroburgo. Loznitsa ci parla di fantasioso rebranding del regime: tutto cambia per non cambiare. E la piazza, tumultuosa e speranzosa, viene tradita. Anche per questo, The Event guarda ai cittadini, alle facce comuni, voltando le spalle ai palchi e ai politici – una scelta che appare ancora più evidente e sistematica in Maidan.

Il cinema di Loznitsa non smette di osservare l’uomo e la Storia, un filo rosso che attraversa documentario e finzione, dagli sguardi in macchina di Sushenya (Vladimir Svirskiy) di Anime nella nebbia ai primi piani di The Event. Un cinema di vinti, più che di vincitori. Di ombre senza ritratti. Monumentale ma non museale.