CANNES 67: “MAIDAN” DI SERGEI LOZNITSA (SELEZIONE UFFICIALE-SESSIONE SPECIALE)

Maria Cera, www.taxidrivers.it, 27.05.2014

Sergei Loznitsa, uno dei nuovi talenti visivi europei da tenere decisamente d’occhio, dotato di una prospettiva di sguardo di altissimo livello tecnico, capace di sondare l’attorno che decide di contenere nella macchina da presa sviscerando dalla realtà che penetra con acume fotografico straordinario, di estrema vividezza plastica (è anche direttore della fotografia), un valore metafisico, psicologico mai pacificato negli strati inconsci che tocca, porta quest’anno a Cannes (nella decisamente attraente ed interessante sessione speciale della selezione ufficiale) la sua personalissima immersione nella lotta del popolo ucraino alla propria autodeterminazione.

Maidan è un documentario che riproduce esattamente la ‘filosofia di rappresentazione’ Loznitsana (necessità per lo stesso regista ucraino di precipitarsi e filmare quel luogo, accantonando tutti i lavori su commissione da cui era preso). Un occhio fisso su squarci di vita da piazza, attraverso il quale viene mappata l’evoluzione di una partecipazione popolare fino al suo epilogo. La macchina da presa è una entità parimenti presente ed invisibile, che viene attraversata da azioni ed umanità senza frapporsi, mantenendo la giusta distanza e, contemporaneamente, assorbendo e rendendoci un senso tutto umano (tralasciando nello specifico il politico in senso stretto) di una partecipazione che è consapevolezza, senso di appartenenza, condivisione. Tela cinematica che Loznista filma nel suo scorrere, dentro pagine visive di camera fissa, sfogliate e inframezzate da ‘classici’ schermi neri, sunti delle tappe temporali di una evoluzione da presa di coscienza e partecipazione pacifica a necessità di impegnare il rischio della propria vita dentro battaglie di strada sanguinose con la polizia antisommossa. Un mix di solidarietà, entusiasmo, cultura popolare, passione, lotta eroica, terrore, coraggio, aspirazione, sacrificio.

Maidan svela un mistero che lo stesso Loznitsa non riesce a catturare del tutto… perché indefinibile. Merito del suo pregevole lavoro, uno dei pochi realmente realistici esattamente nel renderci davanti agli occhi un risveglio di coscienza che fa dei singoli che lo praticano, strumenti nello stesso tempo inconsapevoli del mutamento avuto: sentirsi collettività, massa unica. Sul palco, o dentro la piazza, uomini assolutamente comuni, semplici… Giovani, molti anziani, tanti bambini, la stessa curia ortodossa, vengono catturati, nel loro rappresentare al di fuori di se stessi e a noi che dall’esterno li miriamo dietro la macchina da presa, come di fatto possa emergere improvvisamente, spiritualmente, un autentico sentire libero, nel decidere come gestire se stessi e la propria vita, una autentica solidarietà, reciprocità… un autentico senso di appartenenza. ‘Auree’ che attraversano questo scorcio umano, storico, sociale, vivificate da una fotografia capace di rivelare esattamente il tipo di luce, di atmosfera, di evoluzione della vita emotiva di piazza Maidan.

La macchina da presa fa una unica concessione alla sua fissità, scaraventandoci nel cambio di passo di una camera a mano che è azione, ancora una volta ‘inspiegabile’ abbraccio alla fine da parte di comuni uomini… Il coraggio, la ribellione, il sacrificio: Loznitsa ci mostra quanto possano essere di appartenenza di tutti, quanto possano discendere e incarnarsi nelle umanità meno prevedibili e quanto possano rendere ad esse quella luce esistenziale capace di trasformare essere umani in eroi.